Con sentenza n. 6385/2025 il Consiglio di Stato ha accolto in parte l’appello di TIM (assistita dagli avvti Cardarelli Lattanzi e Cazzato), riducendo della metà la sanzione pecuniaria irrogata da AgCom in relazione alle modalità attraverso le quali TIM aveva reintrodotto la cadenza di fatturazione mensile, e non più a 28 giorni; in particolare Agcom aveva contestato a TIM scarsa chiarezza nelle comunicazioni sulla variazione dei prezzi e sulle modalità di esercizio del recesso. Ma il giudice di appello ha condiviso in parte i motivi sviluppati da TIM, ritenendo che non fossero configurabili elementi di decettività nelle informazioni agli utenti sulla gratuità del recesso, né sull’addebito del costo del modem in caso di recesso anticipato dal contratto. L’originario importo della sanzione (1,2 milioni di euro) è stato conseguentemente rideterminato in 600mila euro.

sentenza 202506385_11

 

 

 

 

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